Come e quando annaffiare le piante

Una delle domande più frequenti che mi pongono le persone che sanno della mia passione per le piante è: quanto devo annaffiare?“
La mia risposta è sempre la stessa.
Non esiste una regola fissa per sapere quando bisogna annaffiare le piante, ma ci sono diversi modi per capire se hanno bisogno d’acqua.
Il più semplice e affidabile è quello di toccare il terreno in superficie; se è umido, o fresco, non è necessario annaffiare la pianta, se invece è secco e asciutto bisogna innaffiare.
Anche osservare le foglie è una tecnica che può servire, perché se vedete segni di appassimento la pianta, sicuramente ha sete, ma è meglio non aspettare che la pianta si afflosci e si indebolisca.
Soprattutto per le coltivazioni in vaso, che hanno esigenze maggiori rispetto a quelle in piena terra, occorre osservare vari segnali.
Innanzitutto non so se tutti sanno che le piante messe a dimora in vasi di terracotta hanno bisogno di una quantità doppia di acqua rispetto a quelle contenute nei vasi di plastica, in quanto l’umidità evapora attraverso la superficie porosa del vaso, cosa che non succede nei materiali plastici.
Quest’ultimi sono quindi da preferire, soprattutto per le piante con alte necessità idriche o se si ha poco tempo da dedicare alla cura delle piante.
Altra condizione da non sottovalutare è il tipo di terreno in cui vive la pianta vive: se è argilloso, l’idratazione si manterrà più a lungo rispetto ad un terreno più sabbioso.
Se il terriccio attorno alla pianta in vaso ha un aspetto polveroso e tende a staccarsi dalle pareti dello stesso, sappiate che è il momento di annaffiare.
Inoltre le piante con molte radici necessitano di maggiore acqua rispetto a quelle piante appena messe a dimora in vasi capienti e che hanno ancora spazio per crescere;  quelle con grosse radici e foglie piccole (come molti arbusti da siepe) hanno bisogno di meno acqua di quelle con foglie larghe, sottili e delicate, avendo una maggior superficie esposta all’evaporazione.
Generalizzando si può dire che durante la crescita, quando fiorisce, e nelle giornate calde primaverili e estive le piante necessitano di più acqua, mentre in autunno e in inverno bisogna ridurre drasticamente l’apporto o, in alcuni casi (vedi le succulente e le cactacee), sospendere le annaffiature.

Come dicono i “Giardinieri in affitto”, basta l’utilizzo di tre sensi, per capire quando l’acqua è sufficiente.

1)  Tatto: mettete una mano sopra la foglia e una sotto: se la pianta emana una sorta di lieve freschezza, significa che non ha sete, se invece è calda vuol dire che ha bisogno di acqua, per il fenomeno di evaporazione dei liquidi nei vegetali, simile alla sudorazione umana.

2) Vista: quando sono secche e disidratate le piante si afflosciano nel giro di pochi minuti, quindi bisogna innaffiare.

3) Olfatto: se la pianta in vaso emana un cattivo odore vuol dire che c’è ristagno di liquidi che potrebbe far marcire le radici, quindi lasciate asciugare bene il terreno e innaffiate con minore frequenza.

Un consiglio per praticare un giardinaggio ecosostenibile e per fare in modo che le piante non si abituino a richiedere troppa acqua, è di non annaffiarle sistematicamente tutti i giorni o a cadenze fisse, ma solo quando ne hanno reale necessità, (attuando i metodi prima descritti) così si abitueranno anche a sopportare la sete dei giorni molto caldi e siccitosi senza soffrire troppo.

Le piante del giardino coltivate in piena terra posso sfruttare al meglio le precipitazioni.
Per fare in modo che riescano ad assorbire meglio l’acqua somministrata e quella piovana, si consiglia in primavera di zappettare leggermente intorno al fusto, per rompere la crosta del suolo.
Altra soluzione utile che diminuisce l’evaporazione dell’acqua è la pacciamatura: la base della pianta infatti, può essere coperta con uno strato di qualche centimetro di materiale organico, quali corteccia, foglie secche, paglia, lapillo, gusci di frutta secca, o dischi in fibra di cocco biodegradabili (in vendita qui).
Anche gli eccessi di acqua però possono danneggiare le piante.
Se notate macchie sul fogliame, fiori marciti e muschio, avete sicuramente esagerato con l’acqua e l’unico modo per salvare la pianta (se le radici sono ancora sante) è trapiantarla in un nuovo vaso, con terriccio fresco miscelato a sabbia e con un fondo di ghiaia o argilla espansa che evitino il ristagno.
Se il risparmio di acqua vi sta a cuore (e lo spero) si può fare in modo che anche le piante in vaso siano esposte alle precipitazioni, oppure si possono attuare sistemi di recupero dell’acqua piovana, argomento ampliamente trattato nel mio recente post sul risparmio idrico.
L’acqua piovana non costa nulla poiché naturalmente disponibile e senza dubbio migliore di quella del rubinetto, soprattutto per le piante acidofile, che, come tutti sanno, non sopportano il calcare.
Per quanto riguarda invece l’annaffiamento del giardino, si può effettuare con vari sistemi.
L’irrigazione manuale occupa molto tempo e nella maggior parte delle situazioni non è efficace come quella automatizzata.
Non si può sottovalutare poi il problema zanzare che, soprattutto nelle ore serali, fanno desistere anche i giardinieri più volenterosi!
Per irrigare nel modo migliore gli alberi, gli arbusti, le siepi e le aiuole del giardino esistono diversi sistemi automatici, ormai abbastanza economici, che somministrano la giusta quantità di acqua, evitando inutili sprechi.
Oltretutto se ben progettato, non dovrebbe bagnare la parte aerea della piante, che con l’aumento dell’umidità è suscettibile alle malattie fungine.
La scelta delle soluzioni è varia, con modelli adatti per ogni esigenza.
Una delle migliori e più utilizzata, è l’irrigazione con goccia a goccia, che distribuisce l’acqua attraverso tubi in gomma con piccoli fori, che devono essere appoggiati sul terreno in corrispondenza delle piante, da cui esce l’acqua in modo continuo e lento.
L’impianto viene gestito attraverso una centralina elettronica, da cui si può programmare l’orario, la frequenza e la durata del funzionamento.
Questo tipo di irrigazione riduce gli sprechi essendo mirata direttamente alla radice delle piante, ciò permette di migliorare la loro salute, soprattutto negli orti, perché diminuisce i rischi di malattie fogliari e previene l’aumento delle infestanti.
Per l’annaffiamento del prato, possono essere installati tubi gocciolanti interrati, oppure posizionati ugelli agli angoli del tappeto erboso.
Per i giardini molto ampi, come il mio, è meglio prevedere anche un irrigatore in posizione centrale che garantisca il bagnamento di ogni zona.
Noi saltuariamente nella stagione calda dobbiamo utilizzare un irrigatore a battente, che, collegato alla canna dell’acqua, ruota a scatti, bagnando il centro del manto erboso che altrimenti non sarebbe così verde.

Sempre da posizionare nel prato, un’alternativa è l’irrigatore oscillante con gittata regolabile, per un’irrigazione uniforme di tutto il giardino, come ad esempio quello qui sotto, acquistabile sul sito di Peraga.it.

Quando si può programmare, è meglio far partire l’irrigazione nelle prime ore del mattino anziché la sera, in modo che le eventuali foglie degli arbusti (soprattutto delle rose) colpite dai getti, non rimangano bagnate tutta la notte, per scongiurare l’insorgenza di malattie fungine (come la ticchiolatura).
Ma l’annaffiamento delle piante diventa un problema fondamentale quando si parte per le vacanze!
Se mancate di casa solo per 4-5 giorni, annaffiate bene le piante prima di partire e disponete quelle in vaso in ombra, in modo da abbassare notevolmente la loro necessità di acqua.
Ma se le vostre vacanza sono più lunghe e non conoscete nessuno che possa provvedere alle vostre amate piante, è meglio organizzarsi per tempo!

Presso i garden center da diversi anni si trovano diversi sistemi di autoinnaffiamento.I più autonomi sono i vasi provvisti di intercapedine per la riserva d’acqua; questo sistema però richiede che la pianta sia già stata messa a dimora in questo tipo di vasi al momento della partenza.

Ottima e veloce l’idea di questo disseta piante con diffusore, da infilare direttamente nel terreno, vicino alle radici della pianta, per l’irrigazione quotidiana.
L’imbuto in plastica, può essere riempito fino a 750 ml di acqua, coprendo quindi le esigenze idriche per circa 20 giorni.
Cliccate qui per saperne di più.

Se avete manualità e un po’ di tempo, si possono attuare sistemi di irrigazione fai da te in modo semplice, ecologica e conveniente.
Un sistema facile per tutti è quello con le bottiglie di plastica, da posizionare capovolte nel vaso, preventivamente bucate sul tappo e riempite di acqua.
Ma il web vi viene in aiuto con mille altre idee, più o meno facilmente realizzabili.
Scegliete quella che fa per voi e ….buone vacanze!

Innaffiare le proprie piante è essenziale per farle sopravvivere, ma c’è qualche semplice regola da rispettare.
Di Ilaria Benassi
Copyright © Ilaria Benassi 2013 -Il mondo in un giardino– Riproduzione vietata

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