Fotografia di Pianeti Extrasolari fai da te!

 

Siete affascinati dai pianeti extrasolari? Vorreste una vostra personale foto ricordo di un mondo alieno in orbita intorno ad un’altra stella?

Bene, David Schneider, redattore capo presso IEEE Spectrum, ha realizzato la video-guida che fa per voi!

A partire dal 1995, quando fu annunciata la scoperta di un pianeta in orbita intorno alla stella 51 Pegasi, gli esopianeti sono stati e sono tuttora un tema caldo.
Questo tipo di osservazioni sono generalmente sinonimo di attrezzature molto costose e così anche Schneider, pur essendo attratto dalla possibilità di fotografare personalmente pianeti al di fuori del nostro Sistema Solare, giudicava l’attività troppo dispendiosa.

Un giorno, però, venne a conoscenza del progetto KELT-North della Ohio State University, di Columbus, con cui intraprendenti astronomi avevano trovato un modo per individuare pianeti extrasolari combinando un dispositivo ad accoppiamento di carica (CCD), con un obiettivo Mamiya-Sekor, originariamente progettato per le fotocamere di fascia alta.
In aggiunta, cercando in rete, aveva anche notato un post di un astronomo amatoriale che riferiva di aver rilevato un pianeta extrasolare già noto, con un digital single-lens reflex (DSLR) e teleobiettivo. A quanto pare, questo era bastato per discernere il tuffo di luminosità di una stella nel momento in cui un pianeta orbitante era passato davanti (metodo del transito).

Il pianeta in questione era un gigante gassoso del sistema binario conosciuto come HD 189733, HIP 98505, o V452 Vulpeculae, che si trova a 63 anni luce dalla Terra nella costellazione della Volpetta.
“E’ stata la scelta più ovvia”, spiega Schneider nel suo articolo, perché la stella madre è relativamente brillante (anche se invisibile ad occhio nudo) e la caduta in luminosità apparente durante un transito del 2,6 per cento, che è un valore alto per questo genere di eventi (gli astronomi, che utilizzano una scala logaritmica per descrivere la luminosità di una stella, indicherebbero questa differenza pari a millimagnitude 28).

Così, Schneider ha iniziato a realizzare il suo progetto mantenendo un basso profilo economico.

E’ andato a cercare un teleobiettivo per la sua Canon EOS Rebel XS DSLR, di quelli con la messa a fuoco manuale che ormai non utilizza più nessuno, cavandosela con una spesa di soli 92 dollari (circa 70 euro) per un 300 millimetri, più pochi spiccioli per un adattatore.

Si è arrangiato con un “barn door tracker“, un dispositivo utilizzato per annullare il moto della Terra in osservazioni o fotografie astronomiche, al posto di uno star tracker commerciale che avrebbe avuto i suoi costi (è un meccanismo, di facile costruzione; è formato da tre assicelle di legno compensato, di cui una è incernierata e mossa da una vite girevole a mano, la cui rotazione viene controllata con un orologio. L’asse cerniera viene orientato verso la Polare e l’assicella mediana viene mantenuta inclinata di un angolo pari alla latitudine del luogo, grazie ad una guida di scorrimento e sistema di bloccaggio con viti a farfalla).

Per muovere il tracker, ha ricavato gli ingranaggi da una stampante inkjet defunta, ha aggiunto un microprocessore Arduino e pochi altri accorgimenti.

Anche a livello software, senza alcuna pretesa, ha utilizzato quello fornito con la sua fotocamera.

Insomma, sembra piuttosto semplice, no?

Come obiettivo per i test ha scelto la stessa stella HD 189733 Vulpeculae, catturando esposizioni di 50 secondi ogni minuto, con un basso ISO per evitare la saturazione sensore della fotocamera.

La parte più difficile di tutto il progetto è stata l’attesa perché il gigante gassoso HD 189733 b orbita intorno alla stella madre ogni 2,2 giorni. Potrebbe sembrare un evento frequente ma molti transiti, come quelli che si verificano durante il giorno o sono troppo vicino all’orizzonte, vanno scartati. In più, in cielo deve essere completamente sereno.

Dopo settimane di attesa, l’occasione è arrivata a metà ottobre e Schneider ha avuto fortuna con una sequenza di immagini durata quasi 3 ore, per riprendere un transito di 108 minuti.

Naturalmente, non è stato possibile individuare il transito guardando semplicemente le foto: ci sono troppe influenze, quali i cambiamenti nella trasparenza dell’atmosfera, la risposta del sensore che è raramente uniforme ecc. Per compensare, Schneider ha utilizzato un noto software, IRIS, che ha permesso di eseguire le dovute regolazioni e confermare un cambiamento di luminosità molto vicino a millimagnitude 28, come previsto.

 

HD 189733 b - transito 20 ottobre

Credito: David Schneider

Foto anteprima: David Schneider

Di Elisabetta Bonora

Fonte: aliveuniverseimages.com

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