Lauren Singer, la ragazza che non produce rifiuti

Ventiquattro anni, americana di New York, due anni fa ha deciso di aprire il blog Trash is for Tossers, dove documenta la sua vita a rifiuti zero. «Amare la natura e studiare scienze ambientali non significa vivere nel rispetto dell’ambiente. Ora che ho questa vita sono incredibilmente felice», spiega nell’intervista al nostro giornale.

 

«Ci sono due semplici misure da adottare per ridurre i rifiuti: la prima è la valutazione, ovvero osservare la propria vita quotidiana; la seconda è la transizione, cioè ridimensionare e smaltire le cose inutili». Ad avere le idee molto chiare è Lauren Singer, ventiquattrenne di New York, che ha deciso, da poco più di due anni, di vivere una vita senza produrre rifiuti, documentando il tutto sul suo blog Trash is for Tossers. Noi l’abbiamo intervistata.
Salve Lauren, quando ha deciso di fare questa scelta? E perché? «E’ stato circa due anni fa, quando studiavo a New York. Sono sempre stata appassionata di ambiente e sostenibilità e così decisi di iscrivermi alla Facoltà di Studi Ambientali. Una mia compagna di corso era solita sprecare enormi quantità di plastica ogni sera per prepararsi la cena e tutto poi finiva inevitabilmente nell’immondizia. Vedere questo spreco, giorno dopo giorno, cominciò a provocarmi un gran disagio. Un giorno tornai a casa dall’università molto turbata dopo aver di nuovo assistito allo spreco di tutta quella plastica che veniva gettata nell’immondizia. Al momento di prepararmi la cena, aprii il frigorifero e fui sconvolta dal rendermi conto che tutto ciò che era in esso contenuto era confezionato nella plastica! Ero pessima quanto lei che ne sprecava tonnellate. Così presi la decisione: da quel momento in poi avrei smesso di usarla perchè mi dava fastidio vedere la gente farlo. Non utilizzare plastica significava imparare a confezionare da sola quello di cui facevo uso quotidiano. Significava anche dover fare tante ricerche. Dovevo apprendere come autoprodurre tutto ciò che altrimenti avrei dovuto acquistare in plastica, come dentifricio, prodotti di igiene e di bellezza. Navigando in internet alla ricerca di tutorial utili al mio proposito, mi sono imbattuta in “Zero Waste Home”, un blog creato da una donna californiana madre di due bambini. Lei riusciva a vivere senza produrre rifiuti con una famiglia di quattro persone! Fui molto colpita e ispirata da quella famiglia:  se ci riuscivano loro, che erano in  quattro, non potevo non riuscirci io. Sarebbe stata un’avventura incredibile e uno stile di vita che condividevo appieno. Ma amare la natura e studiare scienze ambientali non significava necessariamente vivere nel rispetto dell’ambiente. Ora, che ho una “vita a spreco zero”, vivo nel modo che si allinea alla mia visione del mondo. E questa cosa mi rende incredibilmente felice».

Perché il nome “Trash is for tossers”? La traduzione nella nostra lingua è forte: “la spazzatura è da idioti”, senza usare parolacce… «Per il mio blog ero indecisa fra tanti nomi ma nessuno mi convinceva. Poi un giorno, mentre guardavo la tv, ho sentito una ragazza inglese dire “Tossers” ed ho avuto l’illuminazione. All’inizio avevo pensato a “Waste is for Tossers”, ma, poiché amo i giochi di parole e le allitterazioni, ho scelto “Trash is for Tossers”».
Quali sono le difficoltà che ha incontrato all’inizio? E quelle che ancora incontra tutt’oggi?«All’inizio è stato arduo capire come realizzare tutti i prodotti di cui avevo bisogno. Non esistevano fonti a cui attingere per trovare ricette che facessero al caso mio. Dopo varie ricerche, prove ed errori ho raggiunto risultati ottimali. Una volta trovate le formule giuste, il resto è stato davvero semplice».

Sul suo blog ha pubblicato una fotografia che rappresenta quattro mesi di spazzatura in un solo barattolo. Come è riuscita a produrre così poco? Com’è possibile? Per esempio, il cibo e i vestiti sono beni necessari per le persone…
«Ho raggiunto il mio obiettivo di vita a spreco zero identificando quale esso fosse e poi cercando di capire il modo per ridurlo. Comprare cibo senza imballaggi e in grandi quantitativi mi ha aiutata a ridurre sensibilmente i miei sprechi, come ricomporre gli scarti del cibo anziché gettarli via. Non compro abiti nuovi ma solo usati, se proprio non posso farne a meno. Mi faccio bastare un guardaroba essenziale».

La sua famiglia e i suoi amici cosa pensano del suo stile di vita? «Loro sono forti sostenitori del mio stile di vita. A loro piace la passione che metto nel seguirlo. Non li avevo mai visti adottare i piccoli accorgimenti che uso io nella loro vita quotidiana. Ad esempio, i miei amici usano buste riciclabili per fare acquisti all’ingrosso o portano in giro barattoli di vetro da riempire in giro. Anche mio padre mi ha detto di aver ridotto la quantità di rifiuti che produceva. Questo mi rende molto felice perché non ho mai detto a nessuno di vivere a modo mio; io seguo il mio stile di vita e se qualcuno ha domande da pormi al riguardo, rispondo senza problemi. Così chi mi sta intorno ha deciso di diminuire l’impatto sull’ambiente di propria iniziativa e questo significa davvero molto».

Sul suo blog sono in vendita dei prodotti a rifiuti zero, creati proprio da lei. Per fare questo, ha aperto un’azienda. Di cosa si tratta? «Oramai sono anni che mi fabbrico le cose da sola. Tanta gente mi chiede dove poter acquistare cose simili a quelle che io mi confeziono da sola, perché non ha il tempo per farsele. Non mi sono mai sentita di raccomandare qualcosa che fosse disponibile nei negozi, oltre ai prodotti per pulire, perché non mi sono mai fidata delle materie spacciate per “ecocompatibili” dalle aziende. Questo mi ha dato una grande spinta motivazionale per fondare la mia società “The Simply Co.”, che produce prodotti detergenti sostenibili ed organici davvero semplici, efficaci, e che ho fatto per anni. Sono completamente vegetali e contengono soltanto gli ingredienti di eccellente qualità. Il nostro primo articolo è un detergente fatto di tre ingredienti, sicuro per il corpo, per la casa e l’ambiente e non vediamo l’ora di espandere la nostra linea di prodotti».

Leggi l’intervista in lingua inglese

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Two Years of Trash

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Fonte: ilcambiamento.it

Pubblicato da: 5minutiperlambiente.wordpress.com

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